Atti del convegno alla Luiss del 28 novembre 2025.
Vi chiedo di perdonarmi se non concluderò con un intervento vero e proprio, ma intervengo come l’ultimo degli strumentisti prima che la parola passi a Enzo Roppo — che è, credo, la ragione che ci trattiene tutti qui.
Nella Sinfonia degli addii, Franz
Joseph Haydn aveva escogitato un modo elegante per far recapitare al principe
Esterházy un messaggio che non avrebbe potuto consegnare altrimenti: i
musicisti, uno dopo l’altro, terminato il proprio pezzo, spegnevano la candela
e se ne andavano, finché sul palco non restava più nessuno. Era un messaggio
implicito, ma inequivocabile, che voleva significare che era ora di lasciar
tornare a casa l’orchestra. Io mi sento un po’ in quella condizione: raccolgo
il messaggio e mi limito a fare da ultimo interlocutore, prima di cedere la
parola all’autore.
Devo premettere che non ho nessun
merito, oggi, se non quello — condiviso con Attilio Zimatore — di aver proposto
a molti colleghi l’occasione per festeggiare la terza edizione di questo libro.
È un libro su cui non soltanto ci siamo formati, come nel mio caso, ma che
abbiamo tenuto a portata di mano nel tempo, per consultarlo davanti ai problemi
che si ponevano. Una vera e propria « nuova teoria generale del contratto », quindi,
che ha accompagnato generazioni di studiosi e pratici.
Questa giornata è stata una sorta di
“check-up” del contratto: una di quelle sessioni in cui si fanno tutte
le analisi insieme e, a fine giornata, si guardano i risultati. Mi pongo allora
due domande: dove siamo e dove stiamo andando?
Dove siamo.
Nel 2019, in occasione di un incontro
organizzato a Genova dall’amico Benedetti, ho fatto ricorso a una metafora che
mi sento di confermare anche oggi: ho detto che Enzo Roppo, con i suoi studi
sul contratto, ci ha condotto verso una teoria post-euclidea del contratto[1].
Le geometrie non-euclidee hanno rappresentato una rottura epistemologica di
grande portata, revocando in dubbio le idee innate, gli a priori kantiani sin
allora creduti incontestabili. In modo analogo, nel momento in cui si entra
nella dimensione a cui Roppo ci ha abituati, l’idea del contratto si fa — come
abbiamo sentito ripetere oggi da ciascuno, con i propri punti di riferimento —
necessariamente più complessa. E tuttavia, anche questo pomeriggio abbiamo
ascoltato come le coordinate della teoria debbano misurarsi con un modello del
contratto più aderente alle linee curve e convesse che ci propongono la materia
e la realtà.
Dove andiamo.
Vorrei soffermarmi brevemente sul
tema dell’asimmetria informativa, che è una delle fondamentali chiavi di
lettura che Roppo ci ha proposto e che mi sembra oggi suscettibile di essere
guardata in una rinnovata prospettiva.
Nel 1970 fu pubblicato un saggio
destinato a diventare fondamentale: The Market for Lemons di George
Akerlof, che per quelle idee avrebbe poi ricevuto il Premio Nobel[2].
La tesi muove da una premessa di ordine empirico: nel mercato delle automobili
usate convivono beni di qualità diversa, ovvero le macchine affidabili e quelle
difettose (lemons), ma l’acquirente non dispone delle informazioni
necessarie a distinguere le une dalle altre, in vista della conclusione del
contratto. In presenza di questa asimmetria, il prezzo che si forma sul mercato
non può che riflettere la qualità media attesa dall’acquirente, la quale
incorpora il rischio di acquistare un bene scadente. Ne consegue che il
venditore di un’automobile di qualità superiore alla media non è in grado di
ottenere un prezzo che remuneri adeguatamente il bene offerto e sarà pertanto
indotto, in ultimo, a ritirarlo dal mercato; restano così sul mercato soltanto
i beni di qualità inferiore, in un processo di selezione avversa che, se portato
alle estreme conseguenze, conduce al collasso dell’intero mercato. Il meccanismo
descritto da Akerlof, lungi dal rappresentare solamente una patologia del
mercato delle automobili usate, costituisce il paradigma di una disfunzione
strutturale che affligge ogni mercato in cui una parte disponga di informazioni
rilevanti che l’altra non è in grado di acquisire autonomamente. Questo saggio
ha esercitato un’influenza enorme non soltanto sul dibattito economico
americano, ma anche sulla letteratura giuridica in materia contrattuale, che ha
individuato nell’asimmetria informativa uno dei paradigmi alla base della
moderna ricostruzione della teoria del contratto.
Ebbene, oggi Akerlof riscriverebbe
quell’articolo? La risposta è probabilmente no. Esiste una piattaforma
internazionale di grande diffusione che si chiama Carfax: inserendo la targa
della propria automobile, in pochi secondi si ottengono, al costo di pochi
euro, tutte le informazioni rilevanti sulla sua storia assicurativa. L’assunto
teorico e fattuale su cui si reggeva l’articolo di Akerlof — l’esistenza di
informazioni disperse e strutturalmente inaccessibili — è dunque oggi
materialmente smentito. Nel 1970 non era possibile fare quello che oggi, grazie
ai big data e all’intelligenza artificiale, è possibile compiere in
pochi minuti, con strumenti alla portata di tutti.
Questo pone un problema tutt’altro
che banale anche sul piano del diritto dei contratti. Invero, se la cosiddetta
parte debole — tradizionalmente vittima della condizione di asimmetria
informativa — può, attraverso uno strumento di intelligenza artificiale ormai
accessibile a chiunque, colmare in misura significativa quel divario, è
evidente che il paradigma normativo posto a salvaguardia della sua posizione deve
essere riconsiderato. Non mi spingo sino ad affermare che esista già un dovere
giuridico di informarsi attraverso questi strumenti, ma la traiettoria del
dibattito porterà inevitabilmente in quella direzione.
Faccio un esempio più concreto, per
non restare sul solo piano teorico. La situazione più elementare di asimmetria
informativa in un rapporto contrattuale è quella di chi prende un taxi in una
città straniera, di cui non conosce le strade, né la lingua: il conducente può
scegliere opportunisticamente il percorso che gli è più conveniente e il
passeggero non dispone di alcuno strumento per contestarlo. Era così,
perlomeno, fino a non molto tempo fa. Oggi, con Uber o con applicazioni
analoghe, il percorso è tracciato in anticipo, il prezzo è definito ex ante
e l’asimmetria informativa è in larga misura neutralizzata. Tutto ciò aprirà,
ne sono convinto, significative occasioni di riflessione intorno al paradigma dei
doveri di informazione e del ruolo dell’informazione nei rapporti contrattuali.
Concludo con una nota personale.
A un certo punto della mia vita ho
raggiunto un maggior livello di confidenza con il mio maestro, Pietro Rescigno,
e spesso, scherzando, gli dicevo che era tra le persone più attrezzate a
concludere convegni a cui non aveva partecipato, arrivando soltanto all’ultimo
momento. Come vedete, io non possiedo quelle capacità, e me ne scuso. Ma siamo
qui tutti, credo, per ascoltare Enzo Roppo, al quale cedo dunque volentieri la
parola.
[1] Sia concesso rinviare a A.
Zoppini, Vincenzo Roppo e la teoria ‘non euclidea’ del
contratto (discussa con i casi dell’Euribor negativo e della fatturazione a 28
giorni), in Riv. dir. comm., 2021, 1, p. 67 ss.,
ove tali riflessioni sono confluite.
[2]G.A. Akerlof, The Market for ‘Lemons‘. Quality Uncertainty and the Market
Mechanism, in Quarterly Journal of Economics, 84 (3), 1970, p. 488
ss.